Bipolari al lavoro: l’esperienza di Rebecca

Circa un mese fa mi è capitato di vedere un video di Fanpage dove il giornalista Saverio Tommasi intervista una giovane ragazza bipolare. La ragazza in questione si chiama Rebecca e mi ha colpito moltissimo la serenità con la quale ha raccontato le fasi della malattia e le sfide che ha dovuto affrontare da quando si è ammalata. Siccome nell’intervista Rebecca ha dichiarato di avere un lavoro stabile e il lavoro per noi bipolari rappresenta spesso un tasto dolente, ho deciso di contattarla e farle qualche domanda sulla sua vita lavorativa. In fondo all’intervista troverete il video di Fanpage.

Com’è cambiato il tuo rapporto con il lavoro da quando ti sei ammalata?

Io sono stata assunta come categoria protetta, quindi dal primo giorno sapevano che ho una disabilità, seppur senza limitazioni.

Nell’intervista a Fanpage dici di avere un lavoro stabile come categoria protetta. L’inserimento nelle categorie protette ti ha realmente aiutato a trovare un’occupazione?

Quando mi sono presentata a colloquio cercavano una categoria protetta, quindi ogni candidato era appartenente alle categorie protette, quindi sì mi ha aiutato, è un grande vantaggio.

In fase di colloquio i tuoi datori di lavoro ti hanno chiesto che cosa causa la tua disabilità? Se sì, come hai parlato del disturbo?

Purtroppo, nonostante non sia legale (precisiamolo) mi hanno chiesto quale fosse la mia disabilità.
Negli anni ho avuto tanti colloqui come categoria protetta e inizialmente rispondevo sinceramente e alla conoscenza della mia diagnosi venivo scartata, perché spesso si associa all’essere inaffidabili.
All’ultimo colloquio con i miei attuali datori di lavoro, risposi di aver sofferto di esaurimento nervoso, anche se clinicamente non esiste, ma è socialmente accettabile quindi ho optato per una mezza verità.

Come gestisci gli sbalzi di umore quando sei sul lavoro? Ti capita di dover chiedere dei giorni di permesso quando il tuo umore vira troppo verso il basso o verso l’alto? 

Non ho mai preso permessi o malattia per il mio disturbo, gli sbalzi ci sono, è ovvio, qualche giorno può capitarmi di essere rallentata e qualche altro giorno super in forma, però tutto questo non ha fin adesso compromesso il mio lavoro, ho imparato a gestirlo.

Sappiamo che spesso il disturbo bipolare è accompagnato da forti stati di ansia. Tu ne soffri? Come gestisci l’ansia sul luogo di lavoro?

Lavoro per l’alta moda, abbiamo scadenze strettissime e l’ansia fa parte del nostro lavoro, cerco di organizzarmi al meglio, qualche giorno respiro più lentamente e faccio dei respironi lunghi, qualche volte faccio più volte pausa, però il trucco per me è organizzarmi per punti, decidere a inizio giornata quali sono le cose più importanti da fare e costruire una scaletta, se dividiamo i problemi sono più facili da affrontare e il panico non arriverà. 

Com’è il rapporto con i colleghi? Anche loro sanno del disturbo?

Ho un ottimo rapporto con i colleghi, è un ambiente giovane e leale.
La maggior parte di loro sa del mio disturbo, ma proprio perché non ha mai compromesso le mie capacità lavorative, il disturbo non è mai oggetto di discussione.

Ti sei mai sentita discriminata sul luogo di lavoro a causa del disturbo?

No, non mi sono mai sentita discriminata.

Che consigli daresti a una persona che come te soffre di disturbo bipolare e sta cercando lavoro?

Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di fare richiesta per poter accedere alle categorie protette, è una grande opportunità. Anche se non abbiamo limitazione fisiche, se non ci curiamo o se le cure non funzionano (e a volte può succedere) la nostra malattia è invalidante esattamente come tutte le altre. 
Il secondo consiglio è quello di studiare, cercare il più possibile di acquisire competenze e arrivare a colloquio preparati, la categoria protetta deve rimanere uno sfondo, tu sei lì perché VUOI lavorare, perché sei capace e poi sì, possono avere dei vantaggi assumendoti anche da punto di vista fiscale, consiglio di far vedere la categoria protetta come un’opportunità per il datore di lavoro, perché lo è e lo è solo per lui. Porta te stesso al colloquio, no il tuo disturbo. E in bocca al lupo!

E a un bipolare che ha trovato lavoro e vuole mantenerlo?

A un bipolare che ha trovato lavoro dico di curarsi, continua a curarti, dimostra che ti prendi cura di te, è la più grande dimostrazione che tu possa dare a te stesso e sarà visibile anche ai tuoi datori di lavoro, ti daranno fiducia, sii sempre chiaro, raccontati, dì pure cosa ti succede OGGI NON STO TANTO BENE, PERò POSSO LAVORARE LO STESSO. Questo fa la differenza. 

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