Vi racconto la mia esperienza con il disturbo bipolare

Sono Giulia Righi, sono l’ideatrice di questo blog e voglio raccontarvi la mia storia.

Non sono passati moltissimi anni dal mio primo episodio psicotico, quest’anno sono dieci, eppure faccio fatica a ricordare bene come sono andate le cose.

So solo che sono uscita dall’ufficio in pieno orario lavorativo e che mi sono ritrovata stesa su una panchina a Bologna (a un’ora da dove vivo) in pieno delirio. Fortuna ha voluto che fossi riuscita a chiamare mia mamma e dirle dov’ero. La prima diagnosi fu “episodio psicotico acuto”, mi prescrissero dei farmaci che presi per qualche mese e poi interruppi. Da quella volta ci vollero altre quattro crisi maniacali/psicotiche e altrettante depressioni per ricevere la diagnosi di disturbo bipolare di tipo 1.

Prima della diagnosi corretta decisi persino di partire per andare a lavorare in Francia e in valigia misi, oltre a stabilizzatori e antipsicotici, l’antidepressivo. Ovviamente in poco tempo l’antidepressivo mi fece virare in fase maniacale e poi in psicosi.

E allora ho scoperto a mie spese che la Francia non è quel paese tanto civile che credevo che fosse. Mi ricoverarono d’urgenza in un ospedale psichiatrico dove venni chiusa a chiave in una stanza con solo un letto. Mi diedero una padella per i miei bisogni e mi lasciarono per un bel po’ senz’acqua. Dentro quella stanza mi sembrava di morire, picchiavo sulla porta perché mi dessero l’acqua e arrivai a farmi sanguinare le nocche, la mia testa invasa da pensieri paranoici mi diceva che in quell’ospedale mi volevano ammazzare. D’altronde non mi stavano tranquillizzando con il loro comportamento.

I miei nel frattempo erano arrivati in Francia ma i medici non li lasciavano vedermi per più di cinque minuti al giorno. Al sesto giorno di ricovero finalmente fui dimessa e portata con l’ambulanza in Italia dove mi ricoverarono di nuovo nell’ospedale della mia città.

A quattro anni da questi eventi ancora ho gli incubi. Il disturbo mi ha lasciato delle belle cicatrici, ma almeno adesso so contro cosa sto combattendo e per ora sto riuscendo a evitarne di altre più profonde.

Sono pochi gli amici che mi sono rimasti vicini, ogni volta che arriva una crisi maniacale qualcuno sparisce dalla mia vita perché (almeno credo io) si vergogna di uscire con qualcuno che è totalmente fuori di testa. E’ anche vero che durante queste fasi mi può capitare di trattare male qualcuno, ma quel qualcuno dovrebbe capire che è la malattia a parlare e non io. Diciamo che il disturbo mi ha aiutato a capire su chi posso veramente contare e su chi no. Per quanto riguarda i familiari, non potrei essere più contenta del supporto che ricevo da loro. Hanno accettato la mia malattia e mi stanno aiutando a tenere a bada i sintomi. La mia “colonna” è mia madre, senza di lei credo che sarei totalmente persa. E’ lei che mi ricorda sempre di prendere la mia terapia farmacologica, è lei che mi fa anche da amica e mi porta fuori a cena o per un aperitivo, e sopratutto è lei che si è messa in contatto con il mio psichiatra attuale che ha inquadrato (pare) la cura giusta per me, accompagnandomi a tutte le visite in una città che si trova a quattro ore di macchina da dove vivo io.

Il percorso verso l’accettazione della malattia e l’aderenza alla terapia è stato lungo e tortuoso, ho pensato spesso di poter gestire il disturbo senza l’uso dei farmaci (soprattutto quando ero in fase ipomaniacale e maniacale), ma ogni volta che ho interrotto la terapia sono finita dritta in ospedale. Oggi ho la piena consapevolezza che nel mio caso i farmaci sono assolutamente indispensabili per poter vivere una vita sufficientemente stabile. Tuttavia, non sono l’unico strumento che ho a disposizione per tenere sotto controllo il disturbo. Mi aiutano molto anche la psicoterapia, una dieta bilanciata, gli integratori di vitamina D, l’esercizio fisico e la meditazione. Ma soprattutto mi aiuta il fatto di tenermi costantemente aggiornata sul disturbo bipolare, ed è proprio perché credo fortemente nel potere dell’informazione che ho creato questo blog. Pubblicare nuovi articoli e essere d’aiuto ad altre persone bipolari e ai caregiver fa parte della mia terapia.

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