L’esperienza di Rick

Autore: Rick, l’amico che vorrei

Sono sempre stato un tipo sopra le righe, e ho sempre creduto che fosse il mio modo di essere.

A scuola non studiavo quasi mai e fino al diploma me la sono cavata. Ho avuto tanti, tantissimi amici da ragazzo, di alcuni neanche ricordo i visi.

A 20 anni mi diplomo e l’anno dopo inizio a lavorare da stagionale come animatore turistico. Un lavoro stimolante, ero tornato ragazzino. Tutto era luminoso ed eccitante.

Ma poi arrivato settembre sono tornato alla normalità. A maggio dell’anno dopo inizio la campagna agricola a cui collego un’altra stagione al mare…e lì è iniziato il delirio.

La frenesia ha preso il sopravvento, e con essa il consumo e l’assunzione di alcolici e sostanze stimolanti, quali in dose massiccia, il tabacco.

La vita era diventata velocissima e ogni giornata, interminabile. La mia mente elaborava dati ad una velocità alla quale il pensiero non riusciva a tenere il passo, figuriamoci le azioni. 

Un caos interno che si manifestava esternamente con un comportamento fuori dal normale.

Gli amici mi hanno lasciato al mio destino non facendosi più vivi e non rispondendo più ai messaggi. In questo c’è stata una buona dose di allontanamento da parte mia, ma non ci stavo dentro, detto francamente.

La mia famiglia era disperata, così con una specie di sotterfugio, mi portarono da un dottore, o meglio 3 o 4, contemporaneamente. Cioè mi visitò praticamente tutto lo staff dell’ospedale, quello di reparto.

In quel momento mi hanno raccontato ironicamente, che stavo cercando di capire cosa avessero di strano, i medici che nello stesso momento, analizzavano me.

Mio padre dice spesso: “Sembrava che volessi curarli tu!”

Il medico sentenziò che bisognava passare a una terapia e che mi avrebbero tenuto d’occhio, molto da vicino e molto d’occhio.

La prima volta mi misero steso, mi dissero di riposare. Io accettai il consiglio, ma il mio cervello e il mio corpo non ne vollero sapere. Sentii il corpo vibrare. l’ansia salire, fino a che mi alzai in cerca di aiuto mentre il panico mi pervadeva. E poi il buio.

Mi avevano spento.

Sono svenuto cadendo come un sacco di patate provocandomi lesioni alle braccia e alla testa.

Tornato a casa, la realtà era cambiata, io che in 24 anni di vita non ero neanche andato in farmacia a prendere una scatola di tachipirina, improvvisamente, prendevo psicofarmaci.

Incredibile, assurdo, irrealistico.

Poi la prova: Il referto recitava: Disturbo Bipolare Tipo I

Quando realizzai, non facevo altro che dormire. Letto, divano, divano, e ancora letto.

Dormivo fino ad aprire gli occhi nel buio, senza capire se fosse giorno o notte, tapparelle sempre abbassate. Il mattino si fondeva con il pomeriggio, e il tramonto con l’alba. Era la fine di tutto.

Sono passati 10 anni da allora, e anche qualche mese in più, e devo ammettere che non è stato facile.

La voglia e la consapevolezza di voler dare un senso alla propria esistenza è più forte di qualsiasi maledizione

Probabilmente non mi sono ancora ripreso e mai lo farò, ma da qualche tempo mi sento diverso.

Oggi compio 34 anni, e da un anno circa, mi sento risvegliato.

Quest’anno ho fatto grandi cose.

La prima è che da due o tre anni non ho più visite programmate, sia per mia scelta che per in qualche modo la concezione del medico che mi curava. Sta aspettando che io faccia un passo falso per rinfacciarmi il tempo passato, forse. Io penso che sia contento finché non mi presento al suo cospetto

La seconda è che ho smesso a inizio anno di fumare e sono molto contento di questa mia scelta. Ho cambiato auto dopo quasi 10 anni. Ma soprattutto, la cosa più importante. Ho imparato ad accettare questa nuova vita, la terapia, la lentezza, lo svolgersi degli eventi consecutivamente l’uno all’altro, la crescita e la maturazione dei frutti seminati.

Devo ammettere di non aver mai capito, che pensavo di sapere già tutto e invece era ancora tutto da imparare. Il che mi porta ad essere, in quest’ultimo periodo, dopo averlo finalmente imparato; come una spugna.

Sono nel fiore dei miei anni, e invece di maledire la mia esperienza, credo di essere lento nel capire le cose, ma quando le ho capite, non le dimentico più.

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